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lunedì 25 febbraio 2013

Il maestro di Vigevano. Il calzolaio di Vigevano. Il meridionale di Vigevano


Il maestro di Vigevano. Il calzolaio di Vigevano. Il meridionale di Vigevano
Lucio Mastronardi
Einaudi, 15 €

Racchiusi in questo unico volume ci sono i romanzi più conosciuti di Lucio Mastronardi, tutti e tre ambientati nella provincia pavese della piccola cittadina di Vigevano di cui criticano un certo tipo di società:  “Il maestro di Vigevano” ce l'ha con la piccola borghesia, i successivi invece col proletariato calzaturiero e  con gli emigranti, essendo Vigevano il centro più sviluppato e rinomato per la produzione di calzature (ieri, oggi quasi non più) e quindi mèta di numerosissimi arrivi di gente in cerca di lavoro, soprattutto negli anni del boom economico.
I tre racconti sono accumunati da un livore e una tristezza verso la vita che non ti fanno certo dire, una volta finiti di leggerli, “Che meraviglia, adesso me li rileggo tutti daccapo!”...
Il problema è che in verità la vita per molti è proprio come la vivono tutti i personaggi che si avvicendano nelle storie di Mastronardi, con la frenesia del lavoro, l’arrivismo, i litigi coniugali, le aspettative bruciate, l’inerzia e l’abitudine che prendono il sopravvento anche nei momenti di svago e di vacanza (la domenica).
Ecco, in questo senso questi romanzi sono davvero utili per avere un esempio di vita dalla quale stare alla larga. Ma come ho accennato all’inizio, sono così angoscianti che non li riprenderò più in mano e non credo li suggerirò come consiglio di lettura. Indubbiamente sono però uno spaccato di società passata (“il maestro di Vigevano” è ambientato negli anni ’30-’40; gli altri due negli anni ’60)  tuttora attualissima.

5/10

mercoledì 16 gennaio 2013

Oggi è la mia festa



Oggi è la mia festa. Benedetta Bianchi Porro nel ricordo della madre
Carmela Gaini Rebora
EDB, fuori catalogo

La prima volta che sentii parlare di Benedetta Bianchi Porro fu all’oratorio durante gli incontri settimanali organizzati dalla parrocchia per (gli allora) giovani delle scuole medie; avevo dodici anni ed ero sempre curiosa dei consigli e degli approfondimenti di lettura che scaturivano da quei pomeriggi passati con gli animatori più grandi e il parroco. E lì Benedetta fu presa ad esempio per la fede e la forza spirituale che la aiutarono enormemente quando scoprì, nel 1956 all’età di ventanni, di essere affetta da una malattia genetica.
Da tempo il morbo, quando non ancora diagnosticato, le aveva già causato sordità e problemi alla vista, questo però non le aveva impedito di iscriversi con grande anticipo all’università - appena diciassettenne - portando a termine poi, certo tra grandi sacrifici, tutti gli esami della facoltà di Medicina.
Il decorso della malattia infatti fu lento e doloroso, e la portò gradualmente e poi per cause esterne (errori durante gli interventi chirurgici...) alla totale infermità, sordità e cecità.
L’unico modo che le permetteva di seguire la quotidianità famigliare e lo scambio di parole con chi la veniva a trovare era l’alfabeto tattile; fondamentale fu poi come detto la spiritualità, l’umiltà e la comunione con Dio, che sentiva vicinissimo.
Questo libro contiene brani del diario di Benedetta e i ricordi della madre che risponde a domande della curatrice della raccolta.
Il diario di Benedetta, iniziato nel maggio del 1944, riporta i pensieri di una bambina prima e poi, via via, le riflessioni di una ragazza che sta diventando donna, per terminare con pensieri puramente incentrati sulla fede, in cerca di conforto durante i difficili momenti della malattia.
Credo che la storia di Benedetta possa essere tenuta ad esempio anche da chi non sia necessariamente credente, è infatti prima di tutto un grande esempio di come si possa reagire alle disgrazie della vita riuscendo a restare forti e lucidi con grande volontà.

9/10

mercoledì 9 gennaio 2013

Sopravvissuta ad Auschwitz


Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre, fra le ultime testimoni della Shoa
Emanuela Zuccalà
Paoline Editoriale Libri, 11 €

Questo libro raccoglie la testimonianza di Liliana Segre, deportata da Milano ad Auschwitz nel gennaio ’44 col padre quando lei era appena tredicenne.
Farà ritorno a casa nell’agosto del 1945, sola, dopo aver superato anche la “marcia della morte” verso la Germania.
Il suo racconto si concentra su cosa vuol dire tornare alla normalità dopo aver subito esperienze difficilissime e situazioni di vita all’estremo: la femminilità completamente cancellata da un anno di prigionia e l’indurirsi del carattere per non soffrire; i problemi a relazionarsi con chi non sa cosa vuol dire essere stata deportata; poi accorgersi di essere amata e corteggiata, lo scoprirsi di nuovo donna e diventare madre dando alla luce tre figli; costruire così una famiglia nella serenità e vivere fino in fondo la vita, che è una cosa bellissima.
Ammetto che la mia curiosità MORBOSA avrebbe trovato “soddisfazione” se il racconto si fosse soffermato anche sui dettagli più intimi di vita quotidiana all’interno del campo di concentramento, ma questo per fortuna non avviene per volere stesso di Liliana che ritiene appunto cosa non opportuna e di cattivo gusto...
Vi consiglio questo libro e soprattutto di ragionare sulla frase seguente di Liliana, che sono sicura vi farà vivere tutto in maniera diversa e più consapevole:

“Non dite mai non ce la faccio più quando siete stanchi di studiare o di qualsiasi altra cosa, perché non è vero. Il corpo umano e la mente sono talmente forti e straordinari da riuscire a compiere autentici miracoli; la vita è un bene così meraviglioso e irripetibile da spingerci a fare qualsiasi cosa pur di conservarlo.”

9/10

sabato 22 dicembre 2012

Stupore e tremori



Stupore e tremori
Amélie Nothomb
Voland, 11 €

Un godibilissimo libriccino che narra della bellissima e allo stesso tempo massacrante esperienza lavorativa di una giovane Amélie (unica occidentale!) presso la Yumimoto, potentissima multinazionale giapponese.
Vengono messi in luce sia gli aspetti positivi del modo di lavorare giapponese, ma anche quelli negativi: regole e sottointesi assurdi, gerarchie infinite da rispettare, cinismo sottile, umiliazioni e punizioni al limite del rispetto della dignità altrui, lavoratrici donne subordinate ai maschi. Vere e proprie sofferenze, queste, che  però portano l’individuo a migliorarsi fino alla perfezione per dare all’azienda una prestazione lavorativa ECCELSA.
Il Giappone, nella sua assurdità di dogmi e regole, ne esce proprio male da questo racconto...!

Sicuramente proseguirò la conoscenza con questa scrittrice, così ironica, pungente e velocissima da leggere - appena 128 pagine, e a quanto ho visto dal sito della casa editrice anche la maggior parte degli altri suoi libri ha la stessa quantità di pagine.

7½/10

martedì 4 dicembre 2012

Il caso Jane Eyre




Il caso Jane Eyre
Jasper Fforde
Marcos y Marcos, 17 €

Sono passati qualcosa come dieci anni da quando sentii parlare di questo romanzo una mattina a Radio Deejay, ma solo un mese fa l’ho finalmente depennato dalla mia chilometrica wish-list.
Già la sola citazione nel titolo al capolavoro di Charlotte Brontë me l’aveva fatto iniziare con un entusiasmo spropositato, poi quando ho scoperto che il genere narrativo era molto vicino al fantascientifico-poliziesco e che di Jane Eyre e del tenebroso Mr Rochester appare traccia (concreta) solo dopo 3/4 di libro, mi è venuta su una noia che non vi dico.
Perché per buona parte della narrazione seguiamo le “indagini letterarie” della detective Thursday Next in una Inghilterra del 1985 in cui si può entrare e uscire dai libri, giocare con lo spazio e il tempo e in cui i libri e i loro manoscritti originali sono oggetto di furti da parte di spietate bande criminali in cerca di lucro - e messe poi ko da Thursday e colleghi.
Tutto molto carino, sembrerebbe, ma in realtà io ero sempre lì ad aspettare l’entrata in scena di Jane o della signora Fairfax che non avveniva praticamente mai. Il titolo del romanzo è ingannevole, perché Thursady prima di indagare sul rapimento del manoscritto della Brontë segue altri casi, ha diverse menate personali da risolvere e “Il caso Jane Eyre” finisce così per occupare praticamente solo il finale del libro.
In più i generi fantascientifico e poliziesco io li aborrrrrro, ed è di conseguenza logico che questo romanzo non mi sia piaciuto moltissimo. Certo sono io ad avere dei limiti (in fatto di preferenze letterarie di genere), però a favore del libro devo dire che le caratterizzazioni dei personaggi di Charlotte Brontë all’interno di un romanzo totalmente estraneo alla loro natura è davvero ben riuscita e divertente: ad esempio Jane risponde sempre a tono col suo cipiglio di donna indipendente e Mr Rochester si lagna un po’ dell’essere visto da tutti come un bruttone...!

6½/10

lunedì 19 novembre 2012

Bonjour tristesse



Bonjour tristesse
Françoise Sagan
Longanesi, 15.50 €

Altro libro incentrato sulla gioventù ribelle, pubblicato sempre nella stessa decade dei due precedenti (questo è del 1954). Sembra che l’abbia fatto apposta a leggere uno dietro l’altro questi romanzi molto simili in fatto di tematiche, ma in realtà è puro caso...
Cécile racconta l’estate trascorsa in Costa Azzurra col padre (dandy e un po’ cazzone) e due sue fiamme, tutti ben inseriti nell’alta borghesia francese, nel lusso e bravissimi nell’arte del far niente: si divertono al mare, a partecipare a feste e a bere cocktail. Un ambiente così “pregiato” influenza però l’adolescente Cécile che si ritrova a non sapere cosa vuole e ad essere indifferente un po’ a tutto, e persiste su questa via anche quando un giovane coetaneo inizia a corteggiarla seriamente e con molta tenerezza.
E’ logico il tragico finale.
Con questa storia ho avuto conferma che la colpa non è dei giovani se sono così attratti dal nulla, ma dei genitori che li crescono male, ma veramente MALE.
Ma adesso direi che ho sviscerato e analizzato abbastanza i mali di vivere dei giovani “vintage”, anche perché a leggere questo mi sono veramente annoiata.

5/10

mercoledì 14 novembre 2012

Letture d'estate (4/4)




Cioccolata a colazione
Pamela Moore
Mondadori, edizione fuori catalogo

Pubblicato appena due anni prima di “Tutte le ragazze lo sanno” di Winifred Wolfe, questo piccolo romanzo (sia nel formato ormai fuori commercio - maneggevolissimo da incastrare in valigia! - sia nella mole) pur narrando di gioventù ed esperienze di vita, è totalmente lontano dalla spensieratezza presente nel libro della Wolfe. E’ infatti un racconto cupo, dove la protagonista (sedicenne) è costantemente alla ricerca di cosa fare della sua vita, circondata da alcolismo, persone ambigue, viziose e dedite a sesso occasionale.
Io l’ho trovato molto d’avanguardia anche oggi nel 2012, certi argomenti messi in luce come l’omosessualità e la depressione sono trattati in maniera molto diretta, anche se un po’ superficiale e sbrigativa - ma insomma, era il 1957, teniamo presente che erano argomenti assolutamente tabù e che parlarne già solo in quel modo era uno scandalo!
Purtroppo ho da constatare che anche questo libro si butta un po’ via nel finale e che a conti fatti non è che mi abbia fatto impazzire, è infatti a tratti lento e la protagonista quando intraprende gli stessi vizi di chi la circonda comincia a stare un po’ sulle balle...

6/10




Il cielo è rosso
Giuseppe Berto
Rizzoli, edizione fuori catalogo

Questa è una rilettura del libro storico che ha segnato, insieme ad altri sia chiaro!, la mia adolescenza. Me lo regalò mia mamma nel 1995 e ricordo che la guerra in Bosnia-Erzegovina non era ancora terminata, e mi venne istintivo all’epoca paragonare il libro a quello che vedevo nei telegiornali e leggevo del conflitto.
La storia è infatti ambientata in un altro ma vicinissimo (seppur non ben specificato) scenario di guerra, nell’Italia al termine della Seconda Guerra Mondiale, e protagonista è un gruppo di ragazzini soli che hanno perso tutto, dalla casa alla famiglia, in un tremendo bombardamento. Le due ragazze e i due ragazzi si troveranno così a ricostruire tra loro con l’aiuto e il sostegno reciproco il calore famigliare e la parvenza di una vita quotidiana “normale”. Ma tutto questo sarà difficilissimo perché i quattro amici per sopravvivere dovranno scendere a compromessi tra furti e prostituzione.
E’ un libro crudo, pieno di disincanto dove i protagonisti, poco più che bambini, devono fare i conti col crescere in maniera frettolosa in un mondo che non ha più nessuna certezza; lento in alcuni punti e commovente sempre, mi ha sorpreso che quasi vent’anni (mamma mia) fa non mi ero resa conto che il finale, in una escalation di tragedie, prende sempre più i connotati di una rievocazione religiosa dove il protagonista principale assume le sembianze spirituali di Gesù e l’amica che gli resta vicino diventa la personificazione di Maria Maddalena.
Ecco, ho pensato “Ci mancava solo questo...”, perché dopo tutte quelle lacrime tirare in ballo anche Gesù mi è sembrato eccessivo.
E pure questo mi cade sul finale!

7½/10