venerdì 25 luglio 2014

Amore


Amore
Isabel Allende
Feltrinelli [regalo di Natale]
 
La mia indifferenza verso i libri della Allende ha toccato il picco massimo dopo aver letto “Ritratto in seppia” circa quattro anni fa, cioè quando ormai avevo letto un buon 50% della produzione letteraria della Allende ed ero riuscita a capire che come scrittrice ormai non faceva più per me.
A Natale però mi è arrivato proprio un libro della Allende. Questa è una raccolta dei brani più significativi in merito ad amore, sesso e sentimenti, estrapolati dalla sua bibliografia.
Nonostante la Allende stessa precisi a fine volume che “gli editori tedeschi che hanno avuto l’idea del libro l’hanno assicurata che le scene scelte, tutte insieme, NON correvano il rischio di sembrare tutte simili”, devo confermare però che tutto si è invece avverato...
Una raccolta utile per chi non ha MAI letto in vita sua la Allende e vuole avere un excursus veloce sul suo modo di scrivere/sui soggetti/ecc... ma per chi come me si è già letta abbastanza di suo, un libro così confezionato rischia di essere ripetitivo e privo di fascino - diversi brani letti fuori dal contesto narrativo infatti non hanno nulla di attraente.

mercoledì 23 luglio 2014

Favole al telefono


Favole al telefono
Gianni Rodari
Einaudi, 11.50 €
 
Partendo da un papà sempre lontano per lavoro, che telefona ogni sera a casa alla sua bambina per raccontarle la favola della buonanotte, ecco ricavato il “pretesto” per raccogliere tutte le fiabe che, dal 1962!, sono diventate un classico della letteratura per bambini.
A loro vantaggio queste storie hanno la brevità, poi sono divertenti, bizzarre, e hanno sempre una morale di fondo che fa capire al bambino che le legge (ma anche all’adulto) come comportarsi BENE.
Alcune fiabe, verso la conclusione del volume, le ho trovate un po’ cupe... sono quelle che hanno chiaramente un’ispirazione più realistica, di attualità, come “Il muratore della Valtellina” e “Case e palazzi”; mentre il resto della raccolta resta complessivamente su un tono fantasioso, di ribaltamento del quotidiano.
Le favole che ho preferito sono state quelle con protagonisti Giovannino Perdigiorno e Alice Cascherina, e starò dicendo una cosa ovvia tant’è che tantissimi bambini “di ieri” sono legati proprio a queste due figure simpaticcissime!
E’ stato bello scoprire questo capolavoro da adulta, tra i miei libri di bambina Gianni Rodari non c’è (cosa stranissima!!), ma mi sono ricordata – e non c’entra nulla con questa recensione - che la mamma e il papà ci concedevano ogni tanto, a me e a mia sorella, di ascoltare le fiabe della buonanotte del 1664 della Sip. ;)
"Favole al telefono” ve lo straconsiglio, anche come regalo di lettura per bambini dai 5/6 anni in sù. Io a Natale lo regalerò sicuramente ai miei nipotini che hanno già l’età giusta, non deve proprio mancare nella biblioteca di chiunque!

mercoledì 16 luglio 2014

L'amore dura tre anni

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L’amore dura tre anni
Frédéric Beigbeder
Feltrinelli, 7 €
 
Marc Maronnier racconta della fine del suo matrimonio e attraverso una serie di aforismi spiega perché ogni relazione è destinata ad avere una data di scadenza: tre anni, non di più, e la morte dei sentimenti è assicurata.
E’ un libro che non mi ha lasciato nulla. L’ho trovato persino fastidioso, è un continuo ripetersi di frasi ad effetto a commento di una vita - quella di Marc nonché alterego dell’autore – che in realtà è focalizzata su mondanità e cazzeggio, quindi come si pretende che una relazione SERIA riesca, con un contorno del genere, a durare più di tre anni?
Non ho trovato nessuna frase in riferimento ad affetto e rispetto reciproco nella coppia. A quanto pare per il protagonista/autore una relazione sentimentale non prevede nulla di tutto ciò. E allora hai voglia a dire che l’amore non dura più di tre anni...

giovedì 3 luglio 2014

The professor

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The professor
Charlotte Brontë
Penguin Classics [trovato al Libraccio a € 1.78!!]
 
“Jane Eyre” di Charlotte Brontë è stato, insieme a “Storia di Ada” di Carlo Cassola, il romanzo che ha segnato le mie prime appassionanti letture “da grande” (13 anni...). Ora avevo voglia di leggere qualcos’altro della Brontë e nella mia mastodontica TBRL c’era lui, “The professor”, acquistato nel 2001 (mamma miaaaaa).
E’ la storia di William Crismworth che dall’Inghilterrra, per sfuggire a degli zii che gli prospettano in eredità una vita già preimpostata e tediosissima, e per sfuggire poi dopo una breve parentesi dall’azienda del fratello in cui è costretto a mansione di impiegato-traduttore-francese-tedesco, finisce a Bruxelles a fare... l’insegnante madrelingua di inglese (!!) mah così, perché non sapeva cosa fare.
Come insegnante è un fenomeno e trova subito un secondo impiego in una scuola femminile, in contemporanea col primo in un istituto maschile.
Da qui parte il racconto vero e proprio, che vedrà Crismworth innamorarsi e... interrompo il quadro generale dell’opera, altrimenti svelerei troppi dettagli.
Il romanzo si fa leggere davvero bene, non mi aspettavo che in lingua originale la Brontë fosse così facile leggerla! Purtroppo la storia e il protagonista non sono il massimo, e ho notato un continuo insistere sulle differenze fisiche e intellettuali tra gli inglesi e gli abitanti del “continente” (Francia, Belgio, ecc...), a discapito ovviamente di questi ultimi che risultano un poco ottusi, assai cessi e pure rozzi. Si sa che il patriottismo inglese spadroneggia sempre sopra ogni cosa...!
Quindi William Crismworth è simpaticissimo, sì sì come no, e l’ho trovato odioso anche per la libertà che egli ha, come uomo, nella società rispetto alle donne che  incontra. In quanto a “libertà” mi riferisco a quella di prevaricazione sull’essere femminilie: egli si sente già superiore a priori per via delle differenze culturali con gli abitanti belgi, ma vede poi la donna come oggetto su cui sfogare il suo maschilismo.
Già un protagonista così antipatico fa calare di molto il mio giudizio, se aggiungo poi la prevedibilità di un happy-end, allora il romanzo è quasi da bocciare.
Resta comunque una lettura facile e veloce, aiutata anche dalle numerose note in fondo al volume (soprattutto a spiegazione dei tanti riferimenti biblici usati nel corso della narrazione).
Non mi resta che riprendere “Jane Eyre” in mano per la quarta volta, sono passati ormai dieci anni e una nuova rilettura forse mi aiuterà a capire che il successo di un volume probabilmente dipende esclusivamente dal punto di vista, quello femminile – essendo Charlotte Brontë donna e non uomo – forse si addice di più!

mercoledì 18 giugno 2014

Il mio noviziato


Il mio noviziato
Colette
Adelphi, 8 €
 
Ho scoperto Colette ai tempi dell’università, ho letto diversi suoi romanzi, ma resto sempre legata alla serie di Claudine. Approfittando dell’iniziativa “Il maggio dei libri” ho acquistato, tra i tanti, finalmente anche questo breve romanzo autobiografico (datato 1936) che racconta la prima esperienza coniugale della scrittrice.
Sì breve romanzo, ma che fatica però leggerlo! E’ arzigogolato, a volte criptico – Colette rivela i retroscena dei suoi 12 anni di matrimonio (1893-1905) con lo scrittore Willy, ma è evidente che ne risente ancora un poco della sua tirannia, seppure lui sia morto già da cinque anni e da 30 vivano separati.
Dal racconto esce a sorpresa una Colette giovanissima che non aveva però nulla della personalità indipendente che, di conseguenza, si capisce assumerà solo dopo la separazione da Willy. In queste pagine è una mogliettina inesperta, impaurita dalla grande metropoli parigina in cui si ritrova a vivere (lei abituata alla campagna e alla vita bucolica) con un marito già infedele e amante della vita bohème.
Il despota Willy subdolamente la controlla, anche grazie ai 14 anni di differenza d’età, e lei finisce per sentirsi a suo agio solo tra le mura domestiche in compagnia della gatta e del cane... e ad assecondare il marito diventando un’altra dei suoi “schiavi”, che scrivevano al posto suo i romanzi e gli articoli che lo rendevano così tanto conosciuto e considerato nell’ambiente dei letterati.
Col tempo Willy introduce anche Colette nella Parigi mondana e lei comincia ad intraprendere, seppur con paura, una vita più autonoma e si appassiona alla recitazione.
E dopo aver massacrato a dovere la figura dell’ex-marito, Colette si congeda dal racconto proprio nel momento in cui avviene lo scarto che porta lei e Willy a separarsi.
“Il mio noviziato” è un’interessante lettura, seppur con qualche pesantezza di stile (e mia difficoltà nella lettura) dipinge un periodo della storia affascinante -  la Belle Èpoque – e soprattutto vi si trova messa a nudo una parte della vita di Colette. Ed è proprio l’aspetto “voyeuristico” che mi è piaciuto di più di tutto il romanzo e che ha soddisfatto tante mie curiosità.

martedì 10 giugno 2014

In cerca di Goodbar

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In cerca di Goodbar
Judith Rossner
libro fuori catalogo 

Negli anni ’70 una giovane insegnante, che ha trovato il riscatto sociale diventando economicamente indipendente e impegnandosi nel lavoro, nasconde una doppia vita: di notte frequenta bar (tra cui il “Goodbar” del titolo, che come termine in lingua inglese indica anche l’organo maschile...) in cui si possono incontrare partner con cui divertirsi per una notte.
Il libro, narrato in prima persona, segue i tormenti psicologici di una donna emancipata ma sola, che nonostante le apparenze non riesce a trovare il suo posto nel mondo – ad esempio per via di un’infanzia cattolica repressiva in continuo conflitto con le libertà sessuali post Sessantotto.
Siccome sono arrivata a leggerlo dopo aver visto il film omonimo con protagonista Diane Keaton, sono stata influenzata da un’interpretazione cinematografica molto coinvolgente - nonostante l’argomento tristissimo e l’angoscia di certe scene cupe, desolanti - che dipinge un personaggio femminile molto tormentato per cui ho provato tanta empatia.
Il libro invece mi è risultato prolisso, noioso......
Curiosità: il libro è basato su una storia vera, quella dell’insegnante Roseann Quinn, che viveva sola col suo gatto in un monolocale di New York, e che la Keaton ha interpretato egregiamente nel film di Richard Brooks.
In conclusione, guardatevi il film!

sabato 7 giugno 2014

Wool. La storia di Jules

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Wool. La storia di Jules
Hugh Howey
Fabbri, 14.90 €
 
Letto per caso (l’ho trovato a casa di mia sorella!), scopro che ha avuto un successo “planetario”, ma... per cosa?? A mio parere solo per l’idea di base: è un romanzo post-apocalittico, che narra di come l’uomo si sia ingegnato per sopravvivere all’aria letale che pervade la terra. All’interno del racconto c’è anche l’inserimento di un filone thriller/investigativo che permette di conoscere meglio le psicologie dei protagonisti, ma che rende tutto il romanzo di una prolissità abominevole (ho saltato un sacco di pagine per arrivare alla fine).
Nel complesso, oltre l’idea di base molto intrigante, c’è solo lentezza, anche un po’ di prevedibilità, e diversi spunti narrativi copiati da film e libri di fantascienza del passato (ad esempio “THX 1138”).
Ci sono altri due libri e un film in arrivo... nonostante la noia, ammetto che ho una certa idea di leggermi il secondo capitolo (che è in realtà un prequel, e spiega perché la terra sia finita per morire).